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Mast ha sede nel Comune di Monfalcone in provincia di Gorizia e precisamente in Bisiacaria, un territorio ricco di storia e cultura.

La Bisiacaria, un territorio ricco di storia e cultura

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Terra tra due fiumi: a Ovest l’Isonzo ed a Est il Timavo. Essa racchiude in se la storia di un popolo di cultura arcaico-veneziana, dove la lingua dialettale parlata è il “Bisiaco”. Il territorio della Bisiacaria, ha un’estensione di oltre 13.000 ettari e comprende i Comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari, Staranzano, Turriaco, San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Fogliano Redipuglia e Sagrado.

La sua morfologia geografica è contraddistinta dalla presenza dal Mar Adriatico e del Carso.

Il golfo di Panzano è da sempre un’area di forte contrapposizione tra industria navale e pesca: da un lato il Cantiere, nato da un’intuizione dei Fratelli Cosulich, un’antica famiglia di armatori originaria di Lussinpiccolo, che agli inizi del secolo scorso, diedero l’avvio alla società “Cantiere Navale Triestino” ed alla costruzione del Cantiere, oggi Fincantieri: […] i Cosulich, con l’appoggio delle autorità monfalconesi

acquistarono i terreni e, dopo aver accumulato un capitale iniziale di tre milioni di corone raccolto per la quasi totalità nella Regione Giulia, diedero inizio ai lavori nel primo trimestre del 1907.

Mentre fervevano i lavori di costruzione del cantiere, fu eseguita pure una radicale opera di bonifica della zona e così venne rapidamente debellata la malaria che rappresentava un vero flagello per il territorio monfalconese. […] – Tratto dal libro “Monfalcone e le sue officine aeronautiche” di Tullio Cecconelli,

Carlo d’Agostino, Sergio Mecchia, Alessandro Turrini, edito dall’Associazione Arma Aeronautica – Centro Studi Militari Aeronautici a Monfalcone il 5 settembre 1987.

Da sempre il Cantiere ha dato lavoro a tutto il territorio della bisiacaria e oggi grazie alle grandi Navi da Crociera, dà lavoro ad oltre 3000 persone, tra maestranze proprie e dell’indotto. Dall’altro il mondo della pesca, di cui si hanno notizie a partire dagli inizi del 1400: 

[…] Il 1420 segna la fine del potere patriarcale. Su Monfalcone sventola il vessillo della Serenissima. Nelle acque del golfo, dove quindici secoli prima troneggiavano le trireme romane, sono ancorate fuste e galeotte. La Repubblica Veneta è signora dell’Adriatico, i pescatori sperano di poterlo tranquillamente solcare in ogni senso. Non hanno un loro villaggio, vivono ai margini della maremma, in case coloniche sparse qua e là. Allo Sdobba dove pescano ostriche, hanno un casone dove si rifugiano quando il fortunale non consente di far ritorno a Panzano. Purtroppo le loro aspirazioni vengono deluse. Venezia ha aperto a loro le vie del mare, ma autorizza i gradesi a pescare nelle marine monfalconesi. I pescatori di Monfalcone, che sotto i Patriarchi godevano di particolari favori, vedono compromessi gli antichi diritti, particolarmente quello di ostrigarie facere in fulmine Sdobbe. I loro ricorsi non vengono accolti e il Foscari, con ducale del 15 dicembre 1428, riconfermata nel 1432, concede ai gradesi libera pesca dal Tagliamento al Timavo. […] – Tratto dal libro di Angelo Cecconi, “Monfalcone Storia e Leggenda” – anno 1984.

Negli anni a seguire la pesca nel golfo si fece sempre più preziosa per il territorio, fino ad arrivare ai primi del ‘900, dove si formarono le prime tratte: 

[…] A confortare i lavoratori del mare dei mesi di brusera durante i quali la pesca non ha luogo e sulle chiglie delle inattive imbarcazioni fiorisce il baro, entrano in scena circa settant’anni fa, le retate decembrine dei cefali che dal 1910 al 1932 venivano fatte da ditte provenienti dall’Istria. Gli interessi dei locali erano tutelate dall’obbligo che dette ditte avevano di renderli compartecipi del lavoro e degli utili.

In cosa consistevano queste retate, dette tratte? Semplice: per sottrarsi ai rigori invernali il pesce all’inizio dell’inverno, si concentrava nei bacini di Panzano, profondi venti metri ed alimentati dalle acque tiepide delle risultive del comprensorio di bonifica del Brancolo. […] – Tratto dal libro di Angelo Cecconi, “Monfalcone Storia e Leggenda” – anno 1984.

Oggi le tratte non esistono più, il mondo della pesca è radicalmente cambiato e nel golfo di Panzano esistono alcune coltivazioni di mitili (pedoci) e di pesce come orate e branzini. Del resto, l’industria e il consumismo hanno altre necessità e nella consapevolezza di questo, anche i nostri pescatori hanno dovuto adeguarsi. Un mondo, quello del mare, che vive nei cuori dei bisiachi; chi non è mai stato in barca, chi non è mai stato a prendere la tintarella all’Isola dei Bagni, a Marina Julia e al Lido di Staranzano, in fondo i bisiachi sono tutti un po’ marinai e cercatori di sogni.

Se il mare è fonte di immaginazione e sogno, il Carso per i bisiachi rappresenta un luogo di tranquillità, dove trascorre ore in solitudine tra i suoi sentieri. Esso è il Polmone Verde della bisiacaria, qui tra i percorsi della Grande Guerra, si può stare a contatto con la natura, quella natura che stride con l’industria che a pochi passi attanaglia Monfalcone e la sua costa. Il territorio carsico ricco di fauna e flora, ha una morfologia di natura collinare e tra le sue specie vegetali più diffuse si trova il “Pinus nigra austraca” e tra le specie animali ricordiamo quella più bella: il Capriolo.

Il Carso è un’area che si sviluppa lungo tutto il confine con la Slovenia e si estende da un lato fino a Gorizia, dall’altro fino a Trieste. 

[…] Dietro alla prima fascia di colline, verso nord, il paesaggio si addolcisce sorprendentemente per un breve tratto. L’ampia valle che separa i rilievi più vicini alla città dall’altopiano carsico che ricade nei territori dei comuni di Ronchi dei Legionari e Doberdò, raccoglie nel proprio fondo tranquilli specchi d’acqua ai cui lati ondeggiano i canneti e cresce una rigogliosa vegetazione d’alto fusto composta prevalentemente da pioppi e salici. Si tratta dei laghi di Mucille, di Pietrarossa e di Sablici, laghi per modo di dire perché, ormai, l’unico che può fregiarsi del “titolo” è solo quello di Pietrarossa. Mucille, compreso nel territorio del Comune di Ronchi e da una propaggine di quella di Monfalcone. Sablici, invece, risulta essere attualmente una zona umida occupata quasi interamente da canneti ed intersecata da una rete di canali che convogliano l’acqua delle varie sorgenti al canale centrale, che è anche l’emissario del lago di Pietrarossa. Questo corso d’acqua confluisce poi, subito dopo gli “Archi”, intersecazione di ferrovia, autostrada e strada (raccordo tra S.S. n.14 e S.S. n.55), nel Locovaz (o Locavaz o Ponteda o Fiumera), fiume che segna il limite orientale del Carso monfalconese separandolo, anche amministrativamente, da quello della Provincia di Trieste. […] – Tratto dal volume “Il Carso di Monfalcone” – anno 1979.

Il Carso è anche storia: tra i suoi boschi si possono ancora scorgere i resti di quattro Castellieri: insediamenti di sommità, fortificati, di forma subcircolare propri di regioni a morfologia calcarea. Il più famoso e quello meglio conservato è la “Rocca” che sorge immediatamente a tergo della città di Monfalcone. Ma sono i resti della Grande Guerra che destano maggiore interesse. Il Carso fu territorio di combattimenti e ancora oggi si possono vedere le numerose trincee e postazioni che furono costruite tra il ’15 ed il ’18, durante la Prima Guerra Mondiale. Proprio in questi anni decorre il centenario della Grande Guerra e nell’intero territorio della Bisiacaria si possono trovare manifestazioni ed eventi che lo ricordano. Chi arriva nella nostra terra non può non fermarsi a Fogliano Redipuglia dove risiede il Sacrario Militare, un monumento costruito in epoca fascista, in memoria di oltre 100.000 soldati italiani caduti durante la Prima Guerra Mondiale.

Luoghi di memoria che sanno riempire il cuore di umanità a chi li visita, come la Riserva Naturale della Foce dell’Isonzo, dove si trova l’Isola della Cona, un luogo incantato, che si trova alla foce dell’omonimo fiume e si sviluppa tra i comuni di Staranzano e San Canzian d’Isonzo. Qui si possono vedere i fantastici cavalli Camargue che vivono allo stato brado, oltre una miriade di specie venatorie come cigni reali e gru. Un paradiso terrestre dove vi potrete concedere qualche ora di riposo e svago. Vivere o essere solo di passaggio nella bisiacaria, è un’esperienza che porterete sempre nel cuore, la passione e l’ospitalità delle genti bisiache, la loro capacità di accoglienza, rendono questa terra un luogo unico.

“Sei di Monfalcone se…” [Tratto dal libro Bisiachi ai Fornelli – anno 2015]


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